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Insetticidi: tre generazioni, danni e rimedi

Liberarsi da mosche, zanzare, bruchi, cavallette con gli insetticidi.

Estate, e la cucina che si riempie di mosche. Casa con giardino, e le formiche che si intrufolano dalle fessure. Gerani, e bruchi incastonati tra le foglie.

Ognuno di noi ha vissuto almeno una di queste situazioni, e dopo aver tentato di risolverla “al naturale”, si è ritrovato con gli insetticidi tra le mani.

Sia chiaro, gli insetti sono organismi utilissimi per l’ecosistema, ma in alcune circostanze possono essere davvero fastidiosi. Se poi si tratta dell’ambito agricolo-industriale, dal fastidio si passa addirittura al pericolo, perché un frutto derivante da una pianta infestata può costituire un rischio per la salute.

È facile capire, quindi, perché gli insetticidi, organici o chimici, siano importantissimi per le coltivazioni industriali.

Ovviamente c’è una grande differenza tra i prodotti ad uso domiciliare e i prodotti ad uso agricolo, anche perché l’uso e la vendita di quest’ultimi, rientrando a piena regola tra i prodotti fitosanitari, è severamente regolato da organi giudiziari italiani ed europei.

Prima e seconda generazione degli insetticidi

La lotta agli insetti infestanti si pone come obbiettivo della chimica verso la fine del secolo scorso, dando il via a una ricerca che, cambiando parametri e sensibilità, si è trascinata fino ad oggi. Se inizialmente la caratteristica che rendeva un prodotto apprezzato era l’ampio raggio d’azione, e quindi la possibilità di uccidere più di un parassita in un colpo solo, oggi le cose sono cambiate.

La scienza ha dimostrato che le prime generazioni di insetticidi, oltre a lasciare residui longevi, colpivano anche gli insetti utili, ovvero predatori naturali di altri insetti infestanti.

Di conseguenza, specie nocive che prima dell’uso degli insetticidi erano tenute sotto controllo dalla natura stessa, con la morte dei loro predatori tornavano alla ribalta. Inoltre, le nuove generazioni di insetti presentavano nuove caratteristiche genetiche che li rendevano più resistenti alle sostanze insetticide. Così facendo, era necessario creare continuamente nuove sostanze in grado di combattere nuove specie.

E così via, in un circolo vizioso in cui gli insetticidi venivano creati e usati a sproposito.

La terza generazione di insetticidi

Oggi, invece, la ricerca in ambito di insetticidi ha obbiettivi più sensibili alla tematica ecologista:

  • Selettività: prodotto che uccida solo il microorganismo infestante
  • Bassa tossicità per l’uomo e per l’ecosistema
  • Veloce degradabilità della sostanza

Altra frontiera è quella di usare prodotti che grazie a un’azione a livello ormonale non uccidano l’insetto direttamente ma influiscano sul suo comportamento.

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